Finalmente i giovani goriziani si stanno mettendo in gioco. La nostra città ha davvero bisogno di una classe dirigente più dinamica, più aperta verso tutti, senza distinzioni, e desiderosa di imparare. Imparare a partire dalle persone, dalla cittadinanza, affrontando assieme a loro i problemi per risolverli, per dimostrare che i giovani che hanno voglia di fare e di mettersi a disposizione ci sono. Ed è questa la base migliore per la futura classe dirigente: la vicinanza ai problemi della gente.
Per questo ho deciso di candidarmi per il mio quartiere, Straccis, sotto le insegne dell’Ulivo: credo in un progetto che parte da lontano e che ha ancora tanto da dire e da fare per il bene di Gorizia. Vorrei lavorare pensando in particolare ad una zona poco considerata della città: quella del Ponte del Torrione. Lì sono le radici della mia famiglia, e a partire da lì vorrei prendermi cura del mio quartiere. È una zona che ha più volte richiesto di poter essere rappresentata nel consiglio circoscrizionale, ed è ciò che voglio fare, senza ovviamente scordarmi del resto del quartiere, dato che è inutile pensare sempre solo al proprio giardino, ma è al bene di tutti che bisogna ambire.
A Straccis non si parte da zero, in questi cinque anni il presidente Stefano Chiandetti è stato un vero punto di riferimento per tutti, al di là degli schieramenti, e ha saputo dare un costante esempio di cosa significhi lavorare al servizio della comunità, che è esattamente ciò che serve in un quartiere e ciò che la gente vuole sia fatto: mettersi a loro disposizione.
Per il nuovo mandato, credo che sia importante proseguire con il buon lavoro fatto, riscoprendo le radici storiche del quartiere e focalizzandosi con impegno sulla cura delle strade e dell’arredo urbano, oltre a prestare particolare cura allo stato ed al mantenimento dei parchi e del verde pubblico, che sono vera ragione attrattiva della zona e che non sono un bene del solo quartiere, ma di tutta la città. Se fino a qualche anno fa si parlava di Straccis come di una periferia orientata all’industria, ora il nostro è un quartiere residenziale, con tutti i cambiamenti che ciò comporta, a partire dal crescente invecchiamento della popolazione e dalla presenza di cittadini con storie e culture diverse.
Per me, per noi dell’Ulivo, il quartiere serve innanzitutto a tenere unite le persone, a far sì che gli anziani e i più bisognosi non si sentano più soli, ma parte di una comunità che li stima e li apprezza, e che possano essere felici di vivere in un bel posto, ben mantenuto. Se a 21 anni posso dare una mano, mi metto volentieri a servizio della comunità, insieme a tutti quanti vorranno lavorare per una Straccis migliore.
Luca Corolli
Candidato consigliere Straccis per L'Ulivo
Gorizia si trova a crocevia delle due realtà universitarie regionali: quella di Udine e quella di Trieste. Naturalmente ciò significa per il nostro Capoluogo una situazione per un verso privilegiata, perché ci mette a contatto con entrambe le esperienze, per un altro ciò crea qualche difficoltà. E non si tratta semplicemente di coordinamento o di collaborazione (anzi!, la rivalità fra i due atenei è cosa nota). Secondo molti ragazzi, il problema principale è di garantire a tutti pari accesso ai servizi ed alle opportunità che studiare a Gorizia comporta. Parliamo dell'annoso problema mensa, del trasporto
pubblico locale e degli spazi didattici per la sede udinese.
Molti di questi "fronti aperti" hanno già trovato o stanno trovando soluzione per intervento delle Amministrazioni locali: fra i più recenti interventi, l'inaugurazione della nuova Aula magna sita nell'ex fonderia dell'Iti "Galilei" e della rinnovata Casa Lenassi di via IX agosto, nonché i lavori di ristrutturazione nella sede triestina di Via Alviano, che porteranno alla creazione di un Centro Conference per convegni e conferenze diplomatiche internazionali.
Per la città di Gorizia lo sviluppo dell'Università è un fattore di sviluppo prioritario. Tuttavia, la vocazione di Gorizia per gli studi superiori è una costante da almeno alcuni secoli, fin dalle istituzioni scolastiche dei Gesuiti e successivamente del Centralseminar (Seminario Centrale) e del Staatgymnasium (Ginnasio di Stato), in cui veniva formata una parte significativa dell’élite destinata ai vari territori dell’impero asburgico e a Vienna in particolare.
Il relativo declino avvenuto dopo la prima guerra mondiale è stato superato solamente a partire dagli anni ’60: nel 1986 è stato attivato il Corso di Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche, in assoluto il primo corso di laurea con sede nel nostro Capoluogo.
In circa venti anni si sono sviluppati rapidamente corsi e specializzazioni, tanto che attualmente entrambi gli atenei di Trieste ed Udine sono presenti ssul territorio l’Università di Trieste sia quella di Udine con il decentramento di corsi di laurea, diplomi universitari e quindi, con la recente riforma universitaria, di corsi di laurea di primo e secondo livello.
Dipendono dall’Università di Trieste i Corsi di Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche, Comunicazione e Risorse Umane, Economia e Gestione dei Servizi Turistici, Economia del Turismo e dell’Ambiente e Politica del Territorio, che insieme contano oltre 1200 iscritti.
L’Ateneo friulano offre i CdL in Relazioni Pubbliche, in Relazioni Pubbliche d’Impresa e Relazioni Pubbliche delle Istituzioni, Traduttori e Interpreti, Interpretazione e Traduzione multimediale, Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo, in Musicologia e in Discipline del cinema, per un totale di quasi 2000 iscritti.
Gli studenti universitari a Gorizia sono quindi una risorsa di grandi potenzialità per un territorio come il nostro, dove una popolazione prevalente di anziani ed un'economia incentrata sui servizi possono trovare nuova linfa e prospettiva solo aprendosi ai giovani che animano i corsi universitari goriziani.
Luca Corolli
GdM Gorizia - Università

Molti parlano dell’importanza dello sport: come fattore educativo, capace di aggregare e socializzare. Senza limite di età.
Nella provincia di Gorizia, la diffusione di piccole e piccolissime società e gruppi sportivi vive grazie al volontariato. Tuttavia, rischiamo troppo spesso di cadere in un’eccessiva frammentazione, che non aiuta a valorizzare al meglio le potenzialità di questo settore.
Lo sport isontino ha bisogno di nuove relazioni, di superare le piccole rivalità che talvolta sono presenti, per rafforzare sempre più i legami della gente con le attività sportive locali.
La nostra provincia ha una grande tradizione di campioni in diverse discipline, vero modello per giovani e meno giovani. La diffusione di basket, volley, calcio, atletica, nuoto, solo per citarne qualcuno, è favorita da una capillare presenza di impianti sportivi in tutto il territorio. Le società sportive devono diventare sempre più poli di aggregazione, saldamente legate, a mio modo di vedere, con le istituzioni religiose e della società civile.
Ma qui si presenta un altro problema. Anche se i praticanti nelle diverse discipline aumentano di anno in anno, siamo di fronte ad un’insufficiente cultura dello sport.
Il fenomeno “doping”, ad esempio, si diffonde anche tra i non professionisti, negli spogliatoi e nelle palestre amatoriali. Inoltre, la violenza che è ormai una costante delle cronache dagli stadi.
I giovani devono mettersi in prima linea a contrastare questi fenomeni. Purtroppo leggi e regolamenti non bastano. Dobbiamo partire ed educare, a partire dai piccoli paesi, ad una sana cultura dello sport. Che è rispetto delle regole, gioco di squadra, responsabilità. Anche la politica deve fare la sua parte. Cominciamo dalla nostra provincia.
Luca Corolli

Come Giovani della Margherita ci sentiamo interpellati dalle proteste e dalle manifestazioni che hanno riguardato la "riforma Moratti" e dobbiamo prendere posizione:
· No alla diminuzione da 8 a 4 assemblee d’istituto per gli studenti, togliendo del tutto quell’opportunità di confronto sociale e politico che ha sempre distinto le scuole italiane; la riforma vuole che gli studenti ad ogni assemblea producano documenti da mettere agli atti della scuola oppure chiamino degli esperti con seguente verbale. Ma forse che per la Cdl il produrre è più importante che dell’espressione, anche a scuola?
· No alla separazione netta tra scuole professionali e licei; vogliamo una scuola ed un’istruzione superiore che sia per tutti.
Non è accettabile pensare che solo gli iscritti a licei (magari privati..) potranno di fatto accedere ad alcuni tipi di facoltà.
· La programmazione di storia deve essere ripetuta: in alcune scuole (50 in Italia) la riforma è passata come progetto pilota e gli alunni al momento frequentano il 3° anno elementare: il programma di storia gli fa ancora studiare gli ominidi; tra qualche anno affronteranno altri argomenti e arrivati al 5°anno superiore, cosa ricorderanno? Probabilmente solo le ultime vicende dal Medioevo ad oggi, dimenticando tutta quella parte di storia che parla delle nostre origini, di chi siamo e da dove veniamo. Anche i romani lo dicevano e noi del vecchio ordinamento ce lo possiamo ricordare: Repetita iuvant .
· No al dimezzamento dell’Inglese: crediamo che in questo periodo la conoscenza dell’inglese sia un “passaporto” fondamentale per la competitività degli studenti italiani nell’ambito europeo e mondiale.
Si dovrebbe invece, far in modo che l’orario d’inglese sia ampliato con ore di co-presenza con altre materie, per acquisire termini tecnici che altrimenti con il solo studio della grammatica e della letteratura non si acquisirebbero.
· No al dimezzamento dell’orario di Educazione Fisica; si dovrebbe altresì potenziare questo insegnamento, anche per combattere quell’obesità infantile che secondo recenti statistiche, sta diventando un problema sempre più grave nei bambini italiani.

In questi giorni il Consiglio Regionale approva la nuova legge sul diritto allo studio universitario.
Lo scopo è sicuramente quello di aggiornare e rendere più operativa una legge che si rivolge agli studenti perché loro, oggi, hanno bisogno di più opportunità reali. Hanno bisogno di sostegno sia nella continuità dello studio (rette, libri, approfondimenti, ecc.), sia nei servizi (trasporti, mense, ecc.), sia, e credo si tratti della cosa più importante, nella spinta convinta verso il confronto con le pari realtà internazionali.
Nella costruzione della legge tutti gli interventi sopra citati vengono ripresi, sottolineati e promossi con viva determinazione, anche tenendo in considerazione le indicazioni dell’Unione Europea che sostiene la necessità, per il vecchio continente, del raddoppio dei laureati (tecnici e specialisti di alto livello) per aumentare il grado di conoscenza della nostra società e poter competere con le nuove economie asiatiche.
Ho riscontrato negli studenti una certa lontananza e freddezza verso l’architettura e l’organizzazione universitaria, soprattutto perché quest’ultima non riesce ad avere uno stile di vicinanza alle esigenze dei giovani (orari d’ufficio, comunicazioni tardive e non sempre precise, ecc.). In questo senso è necessaria una nuova presa di coscienza degli organi direttivi dell’Università e dell’Erdisu per andare incontro, con tempestività e attraverso una semplificazione delle procedure di accesso, alle richieste degli studenti.
Ma il cambiamento vero è culturale e deve impegnare il sistema: dovrebbe tener conto della necessità per gli universitari di combinare lo studio con il lavoro, realtà questa che impegna circa il 50% degli studenti, addirittura il 60% a Pordenone (66% in Germania, 77% in Austria, 58% in Irlanda).
Ci troviamo di fronte ad una generazione di giovani preoccupata del proprio futuro, economico e professionale, e questo fa calare in loro interesse verso uno specifico campo di studi e mette in discussione le loro aspirazioni. Cosa molto rischiosa… non si può infatti togliere ambizioni e speranze ad alcun giovane!
È proprio qui che la legge vuole intervenire per dare una scrollata a modi e consuetudini, per invitare a cambiare passo e accelerare le azioni positive, superando le macroscopiche anomalie che vedono, ad esempio, sovrapposizioni tra Università ed Erdisu nel proporre sportelli per la mobilità internazionale o prestiti d’onore, ecc.
Infine, personalmente, sono tra quelli che avrebbe affrontato coraggiosamente la scelta dell’Erdisu unica regionale, dando un segnale di discontinuità con logiche spartitorie, realizzando una vera economia nella spesa regionale, offrendo servizi uguali e accessibili per tutti gli studenti in ogni angolo della Regione. Certo è che noi, della “politica”, perdiamo un’occasione per rendere vana nei fatti quella competitività, a volte quella contrapposizione, tra città (Trieste e Udine) che i giovani studenti onestamente (e per fortuna!) non vedono e non capiscono!
Ciò non significa anche unificazione delle due Università regionali poiché sono convinto che esse debbano, pur nella massima collaborazione, mantenere la propria autonomia: per Udine l’Università è stata una vera conquista dal sapore popolare.
Paolo Menis
Consigliere regionale della Margherita