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domenica, 15 aprile 2007

Congresso regionale della Margherita

Il Congresso regionale della Margherita FVG ha eletto il nuovo coordinatore regionale, Antonio Ius.

I GdM della nostra provincia sono invece rappresentati da Federico Vidic, eletto nella nuova Assemblea Regionale DL.

Federico ci rappresenterà inoltre al Congresso federale della Margherita, che si terrà a Roma Cinecittà il 20-22 aprile 2007.


postato da: gdmgorizia alle ore 08:24 | link | commenti (2)
categorie: enti locali, giovani della margherita
sabato, 07 aprile 2007

Gorizia, L'Unione ancora senza un candidato

“Il nefasto epilogo della rinuncia di Brancati e il contemporaneo rifiuto di Brandolin a candidarsi, segnalano una crisi profonda del centrosinistra Goriziano e della Margherita in particolare.
“Il grave e irresponsabile comportamento dei vertici locali della Margherita - che hanno visto alimentare la propria iniziativa politica esclusivamente dalla ossessione di liquidare Brancati - ha determinato una situazione preoccupante rispetto alla quale i livelli regionale e nazionale non possono non assumere una forte e immediata iniziativa.
“Nell’esprimere la piena solidarietà a Brancati e a quella parte della Margherita che con coraggio ha sostenuto fino ad oggi una linea politica coerente con la prospettiva del centrosinistra e del partito democratico, ribadisco la necessità di un chiarimento interno alla Margherita – prima del Congresso Regionale – perché il disastro politico che si sta consumando in una realtà strategica come quella della città di Gorizia non può passare sotto silenzio e rischia di pregiudicare fortemente una possibile conclusione unitaria del Congresso di sabato 14 aprile previsto proprio a Gorizia.”

On. Ivano Strizzolo

ViceCoordinatore regionale della Margherita FVG


postato da: gdmgorizia alle ore 10:53 | link | commenti (1)
categorie: enti locali
martedì, 27 giugno 2006

Trionfo del NO: a Gorizia con il 55,8%

Netta vittoria del NO nel Comune di Gorizia con il 55,8%. Alta anche l'affluenza: 58,6%.

Alla soddisfazione per il risultato complessivo nella provincia (dove il NO prevale con oltre il 62%) rileviamo con piacere che il Capoluogo ha risposto vigorosamente all'appello di respingere la riforma della CdL con un margine più ampio che in altre realtà del Friuli Venezia Giulia.

Grazie quindi ai tanti cittadini che hanno votato: grazie alla loro forte partecipazione è stato dato un importante segnale a tutti gli attori istituzionali. Ora ci aspetta il lungo cammino di riforme strutturali, mediate e in linea con lo spirito costituente che gli elettori hanno voluto richiamare con il voto del 25-26 giugno.

Federico Vidic


postato da: gdmgorizia alle ore 08:26 | link | commenti
categorie: enti locali
giovedì, 15 giugno 2006

Devolution, una "beffa" per gli enti locali

Votare al referendum del 25 e 26 giugno, e votare NO, è una necessità per quanti credono nel valore degli Enti Locali e nell’interesse reale dei cittadini di godere di servizi veramente efficienti e all’altezza delle loro aspettative. Questa è una priorità che vale per tutte le aree del nostro Paese, non solo per quelle economicamente più avvantaggiate.
Se passa la riforma voluta dalla Lega e dai suoi alleati, infatti, faremmo – paradossalmente – un passo indietro rispetto alla situazione attuale, anche in tema di competenze alle Regioni. Secondo la riscrittura dell’articolo 117, il comma 4 prevede infatti: “Spetta alle regioni la potestà legislativa esclusiva nelle seguenti materie: assistenza e organizzazione sanitaria; organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, salva l´autonomia delle istituzioni scolastiche; definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione; polizia amministrativa regionale e locale; ogni altra materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato”.
Il testo del centrodestra stravolge l’effettivo perseguimento dei “diritti fondamentali” del cittadino, come la salute, l’istruzione e la sicurezza. Ogni regione si troverebbe a far fronte a possibilità di bilancio differenti, che porterebbero come conseguenza a standard differenziati, in palese violazione dell’articolo 3 e dall’art. 117, comma 2, lett. m) della Costituzione (determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale).
La devolution prevista dalla riforma smantella l’universalità dei diritti fondamentali, esaspera le disparità fra Nord e Sud, fra zone ricche e zone povere del Paese. Relega Comuni e Province in posizione subordinata alle Regioni, favorendo un processo negativo già parzialmente in atto, che al tanto deprecato centralismo “romano” sostituisce venti altrettanto centralizzate burocrazie regionali.
A questo “spacchettamento” delle competenze certo poco potrà far fronte la mera enunciazione del principio dell’“interesse nazionale”, tanto sbandierato dagli esponenti di AN, e che risulta del tutto ininfluente proprio ai fini dell’uniformità dei diritti del cittadino. Infine, non siamo i primi a ricordare che solo attraverso un esteso federalismo fiscale gli Enti Locali potranno disporre in sostanziale autonomia delle risorse per le loro attività. Di tutto questo nella riforma non c'è traccia.


Federico Vidic
Resp. prov. Enti Locali
G.d.M.


postato da: gdmgorizia alle ore 16:08 | link | commenti
categorie: enti locali
martedì, 07 marzo 2006

Natalità, base per lo sviluppo del Paese

"La crisi demografica di un paese come l'Italia, dove ogni donna ha mediamente non più di 1,1 figli, non può che riflettersi negativamente sullo sviluppo economico, ed anche sul mercato del lavoro". Non solo temi occupazionali, dunque, al centro del convegno di Asolo (Colonia S.Andrea) che ha visto protagonisti i Giovani della Margherita del Triveneto. Sintesi delle due giorante di riflessione, l'intervento dell'ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu, che ha fotografato molti fattori sociali alla base delle proposte inserite nel Programma dell'Unione. Vorrei soffermarmi, in attesa che le altre proposte scaturite dalla due-giorni trovino la giusta esposizione, sulla questione natalità e lavoro accennata dal senatore veneto.

Secondo un recente studio della Commissione europea (febbraio 2006), più della metà delle persone intervistate vorrebbe in media almeno due bambini. Invece, moltissime coppie ne hanno meno, a causa di preoccupazioni per il futuro e dei costi per crescere i figli.

Secondo la ricerca, condotta nei 25 paesi Ue, il numero di bambini desiderati in media in Europa corrisponde ancora al modello della famiglia con due figli. Più della metà delle persone intervistate, indistintamente uomini o donne, vorrebbero avere due o più bambini. Tuttavia, specie nei "Peco" (i 10 nuovi stati aderenti) e nei Paesi Bassi c'è una differenza sostanziale tra il numero reale e quello desiderato. Invece, in Italia, Germania, Austria, Belgio e Repubblica ceca il numero di figli desiderati è inferiore a due.

I ricercatori hanno concluso che i paesi con un basso numero di bambini desiderati, tra cui il nostro, dovrebbero attuare reali politiche in favore della famiglia. In alcune realtà, fra cui il Friuli Venezia Giulia, il numero di coloro che non vogliono figli è tale che non si può dubitare degli effetti positivi di un'eventuale politica famigliare che promuova la natalità.

Le differenze nelle risposte tra un paese Ue e l'altro sulle aspettative riguardo alla politica sulla famiglia mostrano che un approccio unico non può funzionare. Per esempio, gli intervistati nei paesi dell'Europa occidentale tendono ad essere maggiormente a favore di una combinazione di sostegno finanziario e orari di lavoro flessibili, mentre quelli dei paesi dell'Europa orientale preferiscono conciliare lavoro a tempo pieno e vita in famiglia.

La crescente disaffezione verso l'istituto matrimoniale e l'aumento dei casi di divorzio non si traducono necessariamente - secondo l'indagine - in un decremento delle nascite. Queste hanno infatti conosciuto un decennio di stabilità, con un numero di figli compreso tra 1,2 e 1,4, con una percentuale di bambini nati da donne non sposate tra il 30% e il 40% (media Ue).

Un paese competitivo non può permettersi che i suoi cittadini, in special modo i giovani, nutrano così poca fiducia nel proprio futuro da programmare "al ribasso" la propria vicenda famigliare e genitoriale. Come ha sostenuto Filippo Vendrame (coordinatore provinciale G.d.M. Treviso), "non è vero che noi giovani italiani siamo "mammoni" e non vogliamo uscire di casa prima dei 35 anni: a questo rispondiamo creando le condizioni per un'autonomia famigliare, fuori casa, basata sul valore del lavoro e della dignità della persona".

La Margherita del Friuli Venezia Giulia ha presentato in questo senso una proposta di legge regionale a supporto della famiglia, che, raccolta dalle forze di maggioranza, sta proseguendo il suo iter in Consiglio regionale.

Un prossimo incontro a raccordo di questi temi porterà i G.d.M. della nostra provincia a riflettere sull'argomento, con un'ospite d'eccezione: Rosy Bindi.

Federico Vidic


postato da: gdmgorizia alle ore 12:30 | link | commenti
categorie: enti locali