Ieri sera al Consiglio comunale di Gorizia i gruppi di centro destra hanno presentato un Ordine del giorno contro la proposta del Ministro Amato di ridurre da 10 a 5 anni il requisito di residenza per gli stranieri che chiedono di diventare cittadini italiani. In più, hanno proposto la discriminante per i soli islamici di giurare sul testo della Costituzione... la stessa Costituzione che sancisce l'uguaglianza di tutti senza distinzioni di sesso, razza, censo e convinzioni!
Abbiamo così deciso di proporre subito un documento ai consiglieri del centro sinistra, invitandoli a votare NO alla proposta delle opposizioni. Trovate il testo in allegato.
Il consigliere della Margherita Stefano Podlipnik ha presentato il nostro documento in aula: per la prima volta i Giovani della Margherita sono intervenuti nel dibattito consiliare. Diversi consiglieri ed assessori dei DS, Rifondazione, Verdi, Unione Slovena, ecc. si sono complimentati per questo testo, che invece ha suscitato la reazione sarcastica di AN.
Per la cronaca, la proposta del centro destra è stata bocciata con 17 voti contro e 11 a favore.
A presto,
Riccardo Cecovini
Coordinatore provinciale
In difesa dei valori della Costituzione
Votate “NO” all’Odg dei gruppi di opposizione
“Modifiche alla normativa sull’acquisizione della cittadinanza italiana”
Ai gruppi della Margherita, Sinistra Democratica e Rifondazione Comunista del Consiglio comunale di Gorizia
Come ha già avuto modo di affermare il Presidente Portelli durante la Conferenza dei Capigruppo, l’OdG sulla cittadinanza italiana proposto dall’opposizione presenta, in alcuni suoi punti, gravi elementi di discriminazione. In alcuni passi, addirittura, sfiora il razzismo. In tale occasione, il Presidente ne aveva sommessamente richiesto (invano) la modifica, almeno in alcuni passaggi, ed affidava comunque all’aula la discussione sull’Odg, anche nei suoi passaggi più controversi.
A noi Giovani della Margherita non stupisce che, all’estrema destra, il consigliere Cosma tenga viva la sua Fiamma, richiamandosi orgogliosamente ai disvalori fascisti, e riverberi con toni aggiornati al nuovo millennio posizioni degne delle leggi razziali del ’38. Non ci stupisce, neanche, che l’acqua di Fiuggi non abbia completato il lento risciacquo ideologico del Capogruppo Gentile di AN.
Quello che ci sconcerta, invece, è che alcuni “moderati” di FI e soprattutto della Lista Civica “Per Gorizia”, federata con il nostro partito della Margherita, sottoscrivano in tale compagnia un Odg con contenuti ben più che controversi. Due i punti che maggiormente ci sconcertano e che squalificano, in toto, il documento che in altre parti offre, invece, elementi di condivisione.
1) Si afferma, infatti, che fra i doveri dello Stato vi sarebbe (testuale) quello di “tutelare il diritto dei nostri cittadini a vivere in sicurezza mantenendo integre (?!?) le peculiarità culturali e religiose che caratterizzano la nostra società”. È questo un compito dello Stato? Ma confrontiamo questi passo dell’Odg con la nota diffusa dal segretario del Pnf prima della divulgazione del Manifesto della Razza del 1938: “… la razza italiana è venuta in contatto con altre razze: deve quindi guardarsi da ogni ibridismo e contaminazione. Leggi razziste in tal senso sono state elaborate ed applicate con fascistica energia nei territori dell’Impero.” E confrontiamo, ancora, lo stesso Odg con la dichiarazione sulla razza del Gran Consiglio del Fascismo – 6 ottobre 1938 –: “Il Fascismo ha svolto da 16 anni e svolge una attività positiva, diretta al miglioramento quantitativo e qualitativo della razza italiana, miglioramento che potrebbe essere gravemente compromesso, con conseguenze politiche incalcolabili, da incroci ed imbastardimenti”. Basta sostituire, alla parola “razza”, la parola più politicamente corretta “società” ed il gioco è fatto. Certo, a rileggere queste frasi dopo quasi 70 anni, viene forse da sorridere per la prosa. I contenuti, purtroppo, ci sembrano molto simili.
2) Nell’Odg si richiede, poi, che “qualsiasi tipo di finanziamento o di agevolazione … a favore delle associazioni di immigrati, in particolare a quelle di cultura e religione islamica, siano subordinate alla condivisione e sottoscrizione di un documento di principi che contenga il riconoscimento ed il rispetto dei principi fondativi della nostra Costituzione, la condanna netta di ogni forma di discriminazione…”. Non rimane che constatare come questi consiglieri (di FI: Pettarin, Amirante, Roldo, Rizzato, Francioso e della Lista Civica: Tuzzi, Zotti, Gualdi) non sappiano neanche cosa dica la nostra Costituzione repubblicana su cui chiedono sommo giuramento agli immigrati. Recita infatti l’art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali”. Per poter accedere ai contributi previsti per legge, quindi, si giunge al paradosso di far giurare, in modo discriminatorio, solo gli islamici sui valori della nostra Costituzione che, invece, garantisce, e ne siamo orgogliosi, l’uguaglianza tra tutti i cittadini.
Nessuno stupore a noi Giovani della Margherita se Fiamma ed AN, con linguaggio aggiornato ai tempi, portino avanti il retaggio razzistico e discriminatorio del Ventennio. Ancora, possiamo comprendere che il gruppo di FI (il cui leader Berlusconi definiva “sovietica” la nostra Costituzione che intendeva riformare, anzi, con tre saggi in baita in Cadore) sia un po’ incerto su tali temi.
Ma che i consiglieri della Lista Civica, federata alla Margherita, siano tra i firmatari di questa vergogna, non è accettabile. Nel silenzio della segreteria comunale della Margherita, naturalmente. Le segreterie provinciali del centrosinistra, della cui maggioranza la Lista Civica fa parte, non hanno nulla da dire? In Provincia con Rifondazione e in Comune con la Fiamma?
Noi riteniamo, invece, di riaffermare la politica della convivenza e del confronto che fa delle differenze la ricchezza dell’Italia e dell’intera Europa. Vogliamo ribadire la nostra fiducia, in particolare, nell’impegnativo percorso di dialogo interreligioso messo invano in discussione da sparute frange di estremisti.
In conclusione, i Giovani della Margherita di Gorizia invitano i consiglieri di maggioranza e tutti i consiglieri di sincera fede democratica di votare “NO” al testo proposto dal capofirmatario Pettarin, e di così respingere una proposta ideologica che mina volutamente le basi stesse della convivenza democratica del nostro Paese.

La campagna elettorale è iniziata da pochi giorni. Ogni campagna elettorale è un’esperienza nuova e particolare, e anche privilegiata; perché è uno dei pochi momenti della storia di una nazione, in cui il popolo si manifesta, si incarna nella storia. In questo caso fa il bilancio dei cinque anni del governo precedente, per andare verso una storia nuova, in cui spera e confida. E anche se, come ha lucidamente notato Franco Marini, la nuova legge elettorale spezza il rapporto diretto fra eletto ed elettorato, essa non potrà cambiare ciò che è insito in ogni consultazione, vale a dire il desiderio di cambiamento. Perché oggi, come mai prima, il cambiamento è legato al fatto che il nostro paese si trova a un bivio; e probabilmente, di fronte alla stagnazione del pensiero, dell’economia, eccetera, si comincia a capire che bisogna cambiare per crescere, e crescere per cambiare.
Ho iniziato pochi giorni fa la mia campagna elettorale in Puglia, a Lecce: capitale di un barocco che per me si prolunga sino a Torino e che disegna ciò che l’Europa ha inventato di più bello, quell’autentico inno allo splendore del mondo, che forse abbiamo perduto ma che si può ritrovare. Ciò che per me vi è di più particolare in questa campagna è il fatto che, attraverso la mia candidatura, la Margherita e il centrosinistra lanciano un segnale: il segnale che questo paese sta cambiando, e che bisogna aiutare il cambiamento. Io oggi, ma domani si tratterà di ragazzi e ragazze con genitori di origini indiane, africane, brasiliane, cinesi, figli di coppie miste e non: che definiranno e costruiranno ciò che è un popolo, il nostro popolo italiano. Perché, anche se forse giunto tardivamente in questo paese, oggi mi considero parte di questo popolo: perché in Italia e in Europa noi gente di altri orizzonti non saremo più un popolo a parte ma parte di un popolo.
Certo, il contesto mondiale, la perdita di riferimenti, e il mutare dell’intero pianeta non facilita la gestione di questo aspetto inedito della storia; le tensioni che attraversano l’attuale ciclo storico fragilizzano l’opinione pubblica, inducono al dubbio se non alla chiusura: l’esatto opposto di ciò che è necessario al processo di globalizzazione in corso, vale a dire al dialogo fra popoli e culture.
A Lecce, parlando con ragazzi che studiano all’università ma anche con giovani imprenditori, ho potuto percepire come, pur di fronte a un pessimismo sempre più diffuso, sia presente la voglia di lottare, la voglia di cambiare e di dialogare. In quelle antiche terre, dove lo spirito dell’islam è stato in parte anche uno spirito di conquista, l’esperienza del passato ha reso possibile la simbiosi tra le culture.
Io metterò a disposizione della Margherita e del paese la mia conoscenza del mondo musulmano, insistendo sull’idea essenziale che anche all’interno dell’islam è possibile affrontare laicamente e democraticamente le difficili questioni legate all’integrazione: perché, nella crisi attuale, è indispensabile una politica che si fondi sul vivere insieme.
Già Paul Valéry negli anni ’30, in un suo testo dal titolo Sguardo sul mondo attuale, scriveva: «È nella natura delle cose che i rapporti tra i popoli inizino sempre dal contatto degli individui che sono i meno adatti a ricercare le radici comuni e a scoprire prima di ogni cosa la corrispondenza delle sensibilità. I popoli vengano in contatto inizialmente attraverso i loro uomini più duri, più avidi, oppure i più determinati a imporre la loro dottrina, e a dare senza ricevere ciò che li distingue dai primi. Gli uni e gli altri non hanno come obiettivo la parità degli scambi».
Khaled Fouad Allam